C’era una volta…
Perché far conoscere le fiabe
classiche ai bambini

In un mondo super tecnologico e digitale come quello di oggi, si possono ancora raccontare le fiabe di Cappuccetto Rosso, il Gatto con gli Stivali e i Tre Procellini? Che siano ormai personaggi un po’ superati e sostituiti da super-eroi e robot? Assolutamente no.
Le fiabe classiche hanno poteri magici e non passeranno mai di moda! Insegnano ai bambini a sognare e immaginare, ma anche a confrontarsi con le proprie paure, aiutandoli così a crescere imparando a gestire le emozioni.

Dal punto di vista pedagogico ascoltare una fiaba, forma antichissima di narrazione popolare che ha origine dai racconti orali, stimola nel bambino apprendimenti fondamentali a livello linguistico, cognitivo, affettivo e sostiene lo sviluppo integrale della sua personalità.

Come diceva il grande maestro Gianni Rodari:

La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo.

Sentire le storie di draghi, principesse e lupi non aiuta dunque solo a sviluppare fantasia e immaginazione, ma anche a interpretare la realtà che ci circonda con creatività.

Il linguaggio universale delle fiabe classiche

Favole e fiabe parlano infatti un linguaggio universale, che arriva dritto ad ogni ascoltatore, se pure con diversi livelli di interpretazione, a seconda dell’età o del livello culturale. Tutti gli avvenimenti straordinari narrati nelle fiabe, come animali parlanti, fatine, oggetti animati, sono sempre immersi in contesti noti e familiari e riproducono dinamiche in cui chi ascolta si può facilmente riconoscere. Ma l’aspetto più interessante delle fiabe è che quasi sempre offrono ai bambini anche delle soluzioni ai problemi, mostrando loro che tutti i draghi possono essere sconfitti, i nemici battuti e gli ostacoli superati. Le avversità fanno parte della vita e sono spesso necessarie per crescere, ma vanno affrontate a testa alta.

Edulcorare le fiabe classiche è giusto o no?

Spesso le fiabe classiche hanno contenuti cruenti e paurosi, molti genitori si chiedono se sia giusto leggerle ai bambini senza filtri o se sia meglio invece proporre una versione edulcorata della stessa, presentando solo il lato buono delle cose. Ma nella vita vera, purtroppo, il male è presente sempre insieme al bene, ecco che allora le fiabe della tradizione consentono ai piccoli di conoscere l’intera gamma dei comportamenti umani e anche di dare voce alle proprie emozioni sgradevoli. I personaggi negativi servono proprio a rappresentare in modo simbolico le emozioni spiacevoli che il bambino può nutrire senza riuscire a parlarne: rabbia, frustrazione, gelosia ecc. Le fiabe diventano così una buona palestra per sperimentare emozioni in un luogo protetto.

Cappuccetto Rosso, fiaba in due versioni

Cappuccetto Rosso, una delle più famose fiabe del mondo occidentale, è arrivata a noi in due versioni dal finale differente. Nella versione francese di Charles Perrault non c’è happy ending e Cappuccetto Rosso, arrivata dalla nonna, non avendo riconosciuto il lupo, si lascia ingannare da lui e finisce per essere mangiata. La morale della storia è che le bambine non devono prestare ascolto agli sconosciuti e Cappuccetto è il simbolo dell’innocenza e dell’ingenuità, che prima o poi può diventare vittima della malvagità e dell’astuzia.

I Fratelli Grimm regalano invece alla storia il lieto fine, nella versione che è forse oggi più conosciuta: un cacciatore giunto nel bosco, scopre il lupo, lo uccide e dal suo ventre estrae la nonna e Cappuccetto rosso, sane e salve e vissero tutti felici e contenti…

Il personaggio sonoro di Cappuccetto Rosso

Nella vasta collezione dei Personaggi Sonori di FABA il Raccontastorie non poteva mancare Cappuccetto Rosso. Basterà posizionarlo sulla cassa audio per ascoltare ben tre fantastiche storie. Oltra alla famosissima Cappuccetto Rosso anche l’avvincente avventura di Clarissa la principessa del regno sommerso di Oceanis e la simpatica storia di Silvio l’orsetto di peluche. Adatto dai 4 anni.