La storia collettiva di Natale / Capitolo 1

 

I grandi hanno sempre uno strano modo di svegliarsi. Non so voi, miei cari, io mi ritrovo esattamente nella posizione in cui mi sono addormentato, con i capelli certo un po’ arruffati, però metto le ciabatte, scendo dalle scale, saluto, faccio la pipì e mi lavo le mani – altrimenti mangio i microbi dicono – mi siedo sulla mia sedia, sempre al mio posto, appoggio il gomito sul tavolo per sorreggere la testa, prendo tre biscotti e me li mangio con il latte. Non c’è tanto altro da fare io credo la mattina.

La mia mamma, invece, è tutto un avanti e indietro che solo a guardarla mi si alza il sopracciglio. Parte con un tono di voce soave, che quasi mi culla dolcemente, per poi d’improvviso spaventarmi con piccoli e stridenti urletti o vere e proprie frasi altissime per farmi mettere i calzini da papà o per spostare quel povero cane che vorrebbe solo approfittare delle briciole che non utilizziamo. Negli ultimi giorni poi parla ancora più veloce. Fa anche tutte le cose più velocemente come se fosse lei a dover preparare tutti i regali o le cose per Natale. Questa cosa proprio non la capisco. La letterina è partita, Babbo Natale sarà passato ormai tre giorni fa. Avevo per fortuna ricordato a papà di lasciare la porta del terrazzo aperta. Ormai, dico io, il più è fatto e invece pare di vivere dentro la ruota di Gio, il mio criceto.

In casa mia tutto è diventato rosso, verde, bianco, oro. L’albero all’ingresso non tocca il soffitto, ma secondo me manca pochissimo. La punta l’ho dovuta mettere arrampicandomi sopra la sedia e la cosa più spaziale è che la mamma mi ha permesso di farlo. I cuscini del divano ora sono diventati rossi e sono cresciuti dei rami di pino sulle scale. Persino la scatola delle mie magliette bianche per non prendere il raffreddore è nuova e piena di pupazzi di neve. Ah, non parliamo delle luci. Spero sempre di non svegliarmi la notte per la paura. Da quando ho scoperto che nel giardino del vicino c’è la lontana ma sicuramente vicina possibilità che ci sia un lupo grande, capace di saltare e che mangia i palloni come il mio, faccio davvero fatica a ricordarmi che quella sagoma gigante in terrazzo è la renna luminosa che ha regalato la nonna a papà.

Comunque, oggi a scuola dovrò raccontare cosa ho fatto questo weekend con la mia famiglia. Davvero non so da dove cominciare, sono persino stanco, è stato davvero bello. Ma la cosa più strana che racconterò alla maestra è l’uomo mediamente alto, senza sorriso e con i calzini sopra i pantaloni che mi ha regalato un biscottino dalla bancarella piena di cappellini di lana. All’orecchio mi ha sussurato che quest’anno potrei fare anche io un bel regalo per la mamma e papà. Quando mi ha detto cosa potrei regalare a loro sono rimasto davvero con gli occhi fissi a guardarlo e un po’ di idee dentro la testa: strano che un grande mi dica una cosa da piccoli. Ovviamente devo dire alla nonna che oggi mi deve aiutare a fare la scatola di cartone per questo mio regalo speciale. Lei mi dice sempre di sì!