La storia collettiva di Natale / Capitolo 2

 

Scendo dal bus e mia nonna è lì che mi aspetta. Sono estasiato dall’idea di far finta di essere io Babbo Natale. Ovviamente non lo dirò alla mamma e papà. Erano più esaltati di me quando la letterina è sparita dal nostro albero. “Sarà passato dalla fessura della finestra aperta?”, “Sarà entrato dal camino?”, “Sarà comparso all’improvviso e non ce ne siamo accordi?”. Ma dico io, come fa un uomo con quella pancia e quel colore così sospetto ad entrare da una fessura di cinque dita, o dal tubo della stufa a pellet, oppure sfruttare la magia che oramai non esistono più neppure le streghe. Boh. Secondo me i grandi alle volte si fanno prendere un po’ troppo dall’immaginazione. Io credo che sia semplicemente entrato dalla porta d’ingresso, perché lui ha le chiavi di tutte le case del mondo. Gli elfi sono stati i primi a costruire le case. Loro per esempio le facevano sugli alberi e si saranno specializzati nel costruire le porte perché è l’unica parte della casa ancora in legno. Ne sono praticamente certo.

Pane e marmellata, un succo all’albicocca, un cioccolatino rubato alla zia e parto a prendere in cantina lo scatolone che ho adocchiato. Mi dicono che ogni lavoro deve piacere tanto, perché allora così diventerà più leggero. Io allora da grande voglio fare l’uomo che fa i regali. Da quando quell’uomo con i calzini sopra i pantaloni mi ha suggerito quel bel regalo da fare alla mamma e papà, sono due giorni che sento proprio di essere felice.

Comunque, all’inizio ho dovuto pensarci un po’, un abbraccio in scatola non è facile da fare.

La mia amica Aurora mi abbraccia da lontano tipo. Mette le braccia intorno al mio corpo ma non stringe come fa la zia. La zia per esempio mi stritola. Papà mi appoggia sempre la fronte sulla testa e poi mi da un bacio. La nonna dice di essere la mia ballerina e mi abbraccia sempre di lato. La mamma invece mi abbraccia in un modo strano. Io le chiedo se posso abbracciarla, lei molla le cose che sta facendo e mi fa sedere sulle sue gambe. Poi mi attacco a lei come le calamite e mi sembra semplicemente di stendermi sopra un cuscino morbido. Lei poi mi dice che mi vuole bene o mi racconta una velocissima storiella per farmi ridere.

Ho deciso che il regalo sarà proprio come l’abbraccio della mamma. Allora intanto ho preso: un piccolo cuscino dell’anello di fidanzamento dei nonni, una vecchia radiolina di papà, un paio di cuffie… però mi manca sicuramente qualcosa.